Il marketing dei pecoroni

Tutti a seguire le indicazioni, tutti a fare in maniera automatica le stesse azioni, tutti ad applicare le stesse metodologie, tutti a controllare i livelli di posizionamento. Nessuna differenziazione, la massificazione dei contenuti e delle pagine regna sovrana sulla percezione positiva o negativa della qualità di un contenuto piuttosto che della quantità di un contenitore.

Siamo arrivati a riempire le nostre pagine con parole chiave ovunque nel testo, link spalmati nella parti più impensate, testo di ancoraggio spersonalizzati. Il grassetto da una parte, il corsivo da un altra, il titolo sottolineato. L’obiettivo era ed è posizionare, era ed è far arrivare gente, avere visibilità e gratificarsi di quanto raggiunto. Sentirsi orgogliosamente vittorioso in una logica concentrata sul concetto di chi prima arriva meglio alloggia.

Così è stato. Così continua ancora ad essere. Abbiamo riempito i nostri siti web di pagine che trattano dei più disparati argomenti, tutti concentrati sul raggiungimento della lunga coda, sul posizionamento di pagine per ricerche specifiche. Visitatori totali come metro di gratificazione, visitatori unici come metro di classificazione. Massificati non solo gli argomenti ma gli strumenti per valutare. E la creatività? In tutto questo la creatività dove è andata a finire? La creatività di creare, di stupire, di meravigliare, di utilizzare nuove forme di comunicazione, di approfondire, di ricercare. Messa da parte perché considerata non appartenente a noi, considerata dispersiva e non efficace nel medio tempo.

Abbiamo raggiunto i nostri obiettivi di posizionamento facendo sacrifici, spendendo tempo e cercando di mantenere quel minimo di possibile raggiungimento dei nostri contenuti utili a far vivere, nella nostra percezione, la convinzione che il fine giustifica il mezzo.

E poi? Poi abbiamo cercato di mantenere alta la posizione della nostra pagina cercando di evitare che la concorrenza riuscisse a non scalfire le nostre quote di mercato raggiunte. La mano tesa di G a questo tipo di approccio ha facilitato il raggiungimento di un livello dei risultati di bassa qualità oppure siamo stati noi tutti a diminuire il livello di qualità perché dovevamo per forza, visto che facciamo marketing, utilizzare la leva del posizionamento come strategia di promozione.

Per quanto possa essere pertinente G è una macchina e continuerà a esserlo. Non diamogli altro significato. Continuerà a classificare in base a ciò che troverà sparso nella rete. E noi dovremmo seguire come pecoroni le strategie di marketing perché è così che il mondo va. Meglio accodarci che differenziarci, meglio fare quello che fanno tutti perché è più facilmente riconoscibile e identificabile.

Non possiamo concentrare la promozione sulla rete solo basandoci sulla classificazione di G. Non è questo che bisogna perseguire. Sarebbe troppo riduttivo e poco gratificante. Ditemi, quanti di voi hanno scritto una pagina web pensando solo a come fare per posizionarla su G? E nel frattempo ci siamo dimenticati di mettere il numero telefonico nella pagina. Facciamo ogni azione dicendo “oh questo è un link utile alla G” oppure “oh, questo è nonfollow”. Come se la G ci dicesse istantaneamente bravo, fai così, continua. Massifichiamo il nostro tempo così come massifichiamo le nostre pagine perché il marketing dei pecoroni è ciò che vogliamo o meglio è ciò che vogliono farci bastare.

E fu così che arrivò S un nuovo modo di classificare, di organizzare, di raggiungere e di premiare. Forse stiamo assistendo a quel cambiamento che tanti aspettavano e che tanti avrebbero voluto assistere. Io, nel bene o nel male, decido chi è meritevole e lo giustifico con la percezione di come vedo io la qualità.